Poliziano Testo

"Stanze per la giostra" di Angelo Poliziano: riassunto e commento

Le Stanze per la giostra di Angelo Poliziano sono un poemetto in ottave, diviso in due libri, a scopo elogiativo; celebrano infatti la vittoria di Giuliano de’ Medici in una "giostra" (un duello a cavallo, in cui bisogna disarcionare l’avversario) tenutasi in Piazza Santa Croce a Firenze, per celebrare un importante trattato di pace. Il poeta non si limita a comporre un’opera encomiastica, ma crea un vero e proprio poema allegorico, in cui inserire le sue concezioni filosofiche - Poliziano, infatti, fu un seguace del neoplatonismo di Marsilio Ficino. L’opera, tuttavia, rimane incompiuta a causa della morte di Giuliano, ucciso nel 1478 nella congiura ordita dalla famiglia de’ Pazzi.

 

La vicenda favolosa segue il percorso di un giovane dedito alla caccia e dispregiatore dell’amore, Iulio, figura che incarna Giuliano e che è ispirata da personaggi della classicità, quali Ippolito, protagonista dell’omonima tragedia di Euripide e della tragedia Fedra di Seneca. Cupido, desideroso di vendetta per il disprezzo che prova Iulio verso di lui, ordisce un piano per fare innamorare il giovane. Durante una battuta di caccia in una mattina di primavera, compare al protagonista una cerva bianca, creata per magia dal dio, che egli insegue fino a un prato fiorito, dove l’animale scompare. Al suo posto il giovane scorge una donna, Simonetta, di cui si innamora:

 

Ahi qual divenne! ah come al giovinetto

corse il gran foco in tutte le midolle!

che tremito gli scosse il cor nel petto!

d’un ghiacciato sudor tutto era molle;

e fatto ghiotto del suo dolce aspetto,

giammai li occhi da li occhi levar puolle;

ma tutto preso dal vago splendore,

non s’accorge el meschin che quivi è Amore.

In questi versi Poliziano esprime il vivo entusiasmo e la partecipazione alle vicende, attraverso l’uso di esclamazioni, tipiche della poesia popolare e calata qui in un contesto "colto". Cupido, dopo aver fatto innamorare Iulio, torna a Cipro, mitico regno della madre Venere, a cui racconta l’accaduto. Il poeta descrive minuziosamente l’isola, che assume i connotati del tradizionale locus amoenus della classicità; l’intera descrizione, ricca di influenze letterarie della poesia greco-latina e della tradizione letteraria italiana (come Dante e Petrarca) si chiude su questo paesaggio perfetto e meraviglioso il primo libro delle Stanze.

Il secondo libro, incompiuto, si apre con la lode a Lorenzo il Magnifico e alla famiglia de’ Medici, come un secondo proemio all’intero dell’opera. Venere stabilisce che Iulio deve riuscire a far innamorare di sé la giovane Simonetta. Manda, quindi, al protagonista un sogno premonitore, che ha valore quasi iniziatico per il giovane. Nel visione onirica Iulio vede l’amata legare Cupido a un ulivo, pianta sacra di Minerva e simbolo della castità; compare la Gloria, che dà le armi di Minerva a Iulio. Si assiste poi alla morte di Simonetta, che ricorda quella di Beatrice nella Vita nuova di Dante, e alla sua resurrezione. Una volta sveglio, Iulio decide di mettersi alla prova nel prossimo torneo. Qui il poemetto si interrompe:

 

Con voi me ’n vengo, Amor, Minerva e Gloria,

ché ’l vostro foco tutto ’l cor m’avvampa:

da voi spero acquistar l’alta vittoria,

ché tutto acceso son di vostra lampa;

datemi aita sì che ogni memoria

segnar si possa di mia eterna stampa,

e facci umil colei ch’or mi disdegna:

ch’io porterò di voi nel campo insegna.

Diverse sono le interpretazioni date a questo poemetto encomiastico: una parte della critica vede la vicenda come allegoria del percorso neoplatonico dell’anima, dall’inseguimento della bellezza sensibile fino a raggiungere, passando dalla bellezza spirituale a quella angelica, la Bellezza divina. La cerva, Simonetta e Venera incarnano quindi i diversi stadi della bellezza. Diversi sono anche i modelli letterari e le fonti presenti all’interno del poema e sintomo dell’alta cultura umanistica di Poliziano. L’opera, profondamente penetrata del clima letterario della corte medicea, si costruisce allora come un mosaico, in cui il lettore colto può rintracciare e scoprire i segni di una tradizione condivisa.

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Relatori

Alessandro Cane

Studente universitario

Laurea in Lettere - Università Cattolica di Milano

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