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Nietzsche: "Così parlò Zarathustra", l'Oltreuomo e l'eterno ritorno

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Nel volgere di pochi anni, lo sviluppo del pensiero nietzschiano - dagli albori della Nascita della tragedia alle Considerazioni inattuali e fino alla Gaia scienza e alla “morte di Dio” - porta a compimento estremo i propri presupposti. A platonismo e cristianesimo l’autore di Così parlò Zarathustra replica con un netto e radicale capovolgimento di prospettiva e di valori. La “morale degli schiavi” concepita da S. Paolo è infatti quella che ha diviso il mondo tra “qui” e “là”, separando irrimediabilmente anima e corpo. La caduta dei valori platonico-cristiani cui la civiltà occidentale sta assistendo è dunque per Nietzsche la causa della perdita di senso del mondo odierno e del suo nichilismo. L’Anticristo del 1888 è allora un durissimo j’accuse alla teologia paolina, attraverso un appello ad una “trasvalutazione di tutti i valori” che vada al di là del bene e del male (e cioè superando la morale tradizionale); in tal senso all’accettazione della decadenza (il nichilismo passivo) si deve sostituire una pars costruens, quel nichilismo attivo che sa sperimentare la nuova libertà di cui può godere l’uomo.
 
La fase della maturità si apre così con il celebre Così parlo Zarathustra, la cui prima parte viene pubblicata nel 1883 (la seconda verrà due anni più tardi, seguita da Al di là del bene e del male, 1886, La genealogia della morale, 1887 e Il crepuscolo degli idoli, 1888). L’opera di Nietzsche, che parodizza i Vangeli narrando delle gesta dell’asceta iranico Zoroastro, mette a fuoco il tema della liberazione dalla religione. Dalla metamorfosi dello spirito (cammello, leone e poi fanciullo) si arriva all’Übermensch, l’Oltreuomo (o superuomo, in una traduzione più diffusa ma forse meno precisa ed efficace) che si sostituisce sia all’ultimo uomo (il letzte Mensch, ironico e disperatamente incapace di sognare) sia a Dio stesso, conferendo autonomamente senso ai fatti e mettendo le interpretazioni al servizio della vita. Questa “volontà di potenza” (la Wille zur Macht), che è l’essenza dell’essere e della vita, cieca ed irrazionale, in perenne espansione ed autosuperamento, dev’essere scelta dall’oltreuomo come volontà di vita e di affermazione di una propria differenza specifica rispetto al cristiano e all’ultimo uomo, per una nuova libertà e per un più profondo senso di responsabilità nei confronti di noi stessi.
 
E il superuomo deve confrontarsi anche con l’eterno ritorno dell’uguale - concetto sviluppato da Nietzsche tra la Gaia scienza e lo Zarathustra e recuperato dalla concezione stoica della circolarità del tempo: l’accettazione del divenire (e la precauzione di non affidare il “senso” al mondo senza conferirglielo noi direttamente) rifiuta la linearità del tempo cristiano, rivalutando piuttosto ogni istante della nostra esistenza, proprio perché ogni istante è leggero, e privo di un “senso” o significato che giunge dall'esterno.

Jacopo Nacci, classe 1975, si è laureato in filosofia a Bologna con una tesi dal titolo Il codice della perplessità: pudore e vergogna nell’etica socratica; a Urbino ha poi conseguito il master "Redattori per l’informazione culturale nei media". Ha pubblicato due libri: Tutti carini (Donzelli, 1997) e Dreadlock (Zona, 2011). Attualmente insegna italiano per stranieri a Pesaro, dove risiede.

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Relatori

Jacopo Nacci

Web editor e scrittore

Laurea in Filosofia - Università di Bologna

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