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"A Silvia" di Leopardi: commento e analisi del testo

Lettura e analisi della poesia A Silvia di Giacomo Leopardi, a cura di Andrea Cortellessa.
 
Nel 1828 Leopardi torna alla poesia, dopo l'intervallo prosastico delle Operette Morali; proprio i versi di A Silvia inaugurano la sua nuova stagione lirica. Il poeta ricorda un episodio avvenuto circa dieci anni prima: Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi, era morta a ventun anni di tisi, una coetanea del poeta. La ragazza nella poesia diventa uno specchio di Leopardi, che vede la sua esistenza a Recanati come una morte in vita. Il poeta negli ultimi versi si interroga sul senso della speranza, che è rappresentata come una donna che da lontano indica la morte e la tomba, una figura monumentale quasi scultorea, che, come dice Cortellessa, sembra evocare i grandi monumenti funebri di Canova.
 
Questo canto funebre si presenta anche come un'"elegia sulla fine di un modo poetico": A Silvia e i grandi canti pisano-recanatesi sono, infatti, i primi esempi dell'invenzione formale di Leopardi, la canzone libera, in cui i versi della poesia lirica italiana, gli endecasillabi e i settenari, non sono più vincolati in un sistema chiuso e in una struttura riconosciuta, ma si alternano liberamente. Questa libertà negata all'individuo nella vita reale viene vissuta dal poeta nella sua scrittura, come dissoluzione dei legami e delle forme chiuse della poesia tradizionale.
 
Andrea Cortellessa è un critico letterario italiano, storico della letteratura e professore associato all'Università Roma Tre, dove insegna Letteratura Italiana Contemporanea e Letterature Comparate. Collabora con diverse riviste e quotidiani tra cui alfabeta2, il manifesto e La Stampa-Tuttolibri.

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Relatori

Andrea Cortellessa

Professore Universitario

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