Montesquieu, le “Lettere persiane” e lo “Spirito delle leggi”

Vita e filosofia

Charles-Louis de Sécondat, barone di Montesquieu, considerato uno dei massimi esponenti dell’Illuminismo francese e del liberalismo politico moderno. Montesquieu nasce a La Brède, nel sud-ovest della Francia nel 1689, in una famiglia della noblesse de robe, coinvolta quindi nell’amministrazione pubblica e nello svolgimento di funzioni di governo. Charles Montesquieu compie studi di diritto a Parigi e Bordeaux, dove infine esercita la carriera di magistrato fino al 1725. Sempre a Bordeaux viene nominato in seguito consigliere in parlamento e collabora con la locale Accademia delle Scienze, dove matura il suo scetticismo (ispirato a Montaigne) contro ogni tipo di dogma e la sua fiducia nel ruolo dell’istruzione e della conoscenza per smontare i pregiudizi più diffusi, secondo un’impostazione di carattere relativistico. Nel 1721, pubblica in forma anonima le Lettere persiane.

L’ammissione alla prestigiosa Académie française nel 1728 permette a Montesquieu di viaggiare per l’Europa; fondamentale soprattutto il soggiorno in Inghilterra, di cui il filosofo ammira le libertà politico-civili e l’equilibrata suddivisione dei poteri. Dopo la pubblicazione delle Considerazioni sulle cause della grandezza dei Romani e della loro decadenza 1 (1734) e pur colpito da una forma progressiva di cecità, Montesquieu lavora alla sua opera più nota, lo Spirito delle leggi, che vede la luce nel 1748, diventando ben presto uno dei testi fondamentali della riflessione illuministica sulla politica, lo Stato, le forme di governo. Montesquieu si avvicina, negli ultimi prima della morte, sopraggiunta a Parigi nel 1755, a Denis Diderot (1713-1784) e ai philosophes dell’Encyclopédie, per cui redige la voce “Gusto”.

 

Opere e tematiche principali

Le “Lettere persiane” e il romanzo epistolare

Già con le Lettere persiane Montesquieu si pone al centro del dibattito culturale del suo tempo criticando gli aspetti distorti e grotteschi delle istituzioni politiche e sociali dell’Occidente. Le Lettere persiane, lette come una satira elegante contro il regime assolutistico di Luigi XIV (1638-1715) e Luigi XV (1710-1774), hanno la forma di un romanzo epistolare, composto cioè dalla lettere fittizie scritte dal protagonista, il ricco nobile persiano Usbek, durante un suo viaggio in Francia in compagnia dell’amico Rica.

L’osservazione del mondo conosciuto attraverso il punto di vista “diverso” ed alternativo di uno straniero permette a Montesquieu di mettere in luce come ogni nostra convinzione sia parziale e necessariamente provvisoria: ciò che ad un europeo pare naturale ed ovvio, agli occhi di Usbek appare volta per volta comico, ridicolo o incomprensibile. Se Montesquieu sottopone a critica anche al civiltà orientale da cui il principe persiano proviene, l’obiettivo critico principale rimane l’Europa, con i suoi costumi antiquati, le sue leggi che proteggono solo i potenti, le sue credenze religiose che costringono all’ignoranza.

Lo Spirito delle leggi

Se allora le Lettere persiane contengono già elementi di critica “illuminata”, l’opera più importante di Montesquieu è senza dubbio lo Spirito delle leggi (1748), dove l’autore delinea un ordinamento politico-giuridico che è tuttora alla base degli ordinamenti liberali di molti Stati. Montesquieu oppone infatti alle teorie di Thomas Hobbes (1588-1679) e al suo Leviatano (1651) sulla monarchia assoluta l’analisi sperimentale, su base storica, della politica e del diritto.

In questo testo Montesquieu presuppone infatti la presenza di leggi costanti a sostegno di un ordine intrinseco alla storia, dove con leggi si intende “il rapporto necessario che deriva dalla natura delle cose”. I principi che determinano la natura di queste leggi sono per Montesquieu rintracciabili razionalemtne, poiché esse non si formano per situazioni accidentali ma rispondono a un insieme di condizioni che ne determinano la direzione. Con questa tesi Montesquieu propone una soluzione all’opposizione tra le posizioni dei giusnaturalisti e i sostenitori di leggi “positive” arbitrarie.

Le leggi si manifestano nel mondo dell’uomo mediante l’azione dei governi, che, attraverso l’applicazione di determinate norme, regolano le relazioni tra i cittadini. Montesquieu identifica tre tipi fondamentali di governo, a cui corrispondono diverse tipologie di legislazione:

- la repubblica, il cui principio è la virtù politica;
- la monarchia, il cui principio è l’onore, inteso come pregiudizio di classe;
- il dispotismo, il cui principio è il timore.

Ciascun tipo di governo si articola in un insieme di leggi, che ne costituiscono la struttura medesima e che regolano tutti gli aspetti della vita dei cittadini, dall’educazione, alla giudizia, ai costumi. Se il principio su cui un governo si regge viene meno, l’intero sistema si corrompe e collassa e le leggi che lo reggono da buone si trasformano in cattive, contribuendo al crollo statale. Gli eventi della storia non sono quindi mai frutto di necessità fatali, bensì sono legati a cause ben definite dalle leggi della storia stessa.

Nello Spirito delle leggi Montesquieu, preoccupato dalla deriva assolutistica della monarchia francese, si concentra anche sul problema della libertà del cittadino. Questo diritto, pur essendo politico, non è di fatto intrinseco ad alcun tipo di governo: la repubblica e la monarchia possono corrompersi per una concomitanza di accidenti, mentre il dispotismo affonda le sue stesse radici direttamente nella corruzione. L’analisi dei diversi sistemi politici vuole appunto chiarire quali siano le condizioni che garantiscano ai cittadini le maggiori tutele alla loro libertà. Se per il filosofo una repubblica democratica è per sua costituzione fragile e sempre in pericolo (poiché il popolo è troppo soggetto alle proprie passioni per essere al tempo stesso legislatore e suddito), il dispotismo o l’assolutismo sono da evitare in maniera radicale, poiché, come egli afferma nel suo trattato:

Il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente.

Montesquieu identifica quindi la miglior possibilità di libertà del cittadino solo in tipo di governo moderato, ovverossia una monarchia “limitata” nello svolgimento dei suoi poteri dai cosiddetti “corpi intermedi”. Queste realtà corrispondono per Montesquieu ai poteri di aristocrazia, clero e dei parlamenti provinciali, che diventano funzionali a porre un limite all’assolutismo, impedendo che un sovrano abolisca la struttura fondamentale dello Stato e concentri il potere esclusivamente nelle proprie mani. Questo moderno sistema di garanzie si basa allora su due pilastri irrinunciabili:

- La separazione dei poteri (legislativo, cioè il potere di “fare” le leggi; esecutivo, cioè il potere di far eseguire le leggi; giudiziario, cioè il potere di giudicare chi trasgredisce le leggi dello Stato) in organi chiaramente distinti tra loro e che si bilancino a vicenda
- L’indipendenza della magistratura, così che l’amministrazione della giustizia sia libera ed indipendente da condizionamenti, e funga da garante delle libertà di tutti i cittadini.

Il modello di riferimento è per Montesquieu quello della costituzione inglese.

1 In quest’opera Montesquieu identifica tra i motivi della grandezza dell’impero romano gli ideali civili dei romani e le loro virtù militari mentre tra le cause di decadenza l’eccessivo ampliamento dei confini, le guerre in territori troppo lontani dalla capitale e la corruzione causata dall’introduzione nei costumi romani del lusso asiatico.

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Relatori

Matilde Quarti

Redattrice di Oilproject

Laurea in Filosofia all'Università degli Studi di Milano

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