Domanda

Foto dell'utente Francesco

Il non essere e l'illusione in Parmenide.

Il primo dubbio che mi sorge è semplice. Se il non essere non è, come è stato possibile che Parmenide ne abbia intuito il significato? Il fatto che lui abbia scritto del non essere come non è, non è un paradosso? Un altra tematica riguarda l'illusione. L'illusione mi sembra un' escamotage per giustificare il mondo reale. Ed ecco il punto: per Parmenide l'illusione è o non è?

Il 16 ottobre 2014 alle 15:31, da Francesco Finocchiaro
Conosci la risposta? Rispondi ora!
Foto dell'utente Astorino

Ciao Francesco, le riflessioni che proponi sono molto acute. Bravo! Parmenide, partendo dalla famosa affermazione "l'essere è e non può non essere e il non essere non è e non può essere", per primo arriva a sostenere il senso assoluto del niente, contrapponendolo a quello dell'essere, che è il Tutto. E allora, se l'essere è il tutto, cosa c'è aldilà del tutto? C'è il niente, il nulla, il non - essere. Il non essere, come già ha detto Matilde Quarti, non è pensabile, proprio perchè non è (e in Parmenide "è la stessa cosa pensare e pensare che è"). L'illusione poi, è la grande aporia della filosofia parmenidea. Prima però occorre una spiegazione preliminare. Il mondo reale è una illusione, perchè se l'Essere è indifferenziato, indeterminato, eterno, unico, assoluto e perfetto, il Mondo che presenta una incessante trasformazione non ha alcuna verità e dunque, in un certo senso, non è: è solo, come si esprime Severino "una gigantesca apparenza illusoria in cui i mortali ripongono ogni fiducia". Ma se l'essere è il tutto non dovrebbe contenere anche il mondo che è illusione? e se l'essere è illusione come può essere?

Potremo mai sapere quanto penetrante sia l'essere è di Parmenide? Meditando ulteriormente io mi arrendo. Con questo, voglio dire, non ammanetto e giustifico me stesso, altri e altri filosofi prima e dopo di cercare di storpiare la filosofia dell'essere al fine di poter continuare di fare filosofia, affermando, obbligatoriamente, l'esistenza di qualcosa di sbagliato. Dal mio punto di vista la realtà parmenidea è l'unica ammissibile come verità assoluta e prescinde ogni fattore di determinazione umana, come il pensiero, le grandezze fisiche, le emozioni, la parola etc. A mio avviso la si può solo intuire e non può essere trasmessa. Detto questo si possono estendere un'infinità di "veli pietosi" che vanno a costituire la nostra conoscenza. - Francesco Finocchiaro

Sono a lungo stato affascinato dal pensiero parmenideo e spesso ho riflettuto sulle sue parole.. Da queste lunghe riflessioni da liceale amante della filosofia, è questo ciò che ho tratto: Parmenide ha torto, perché la realtà parmenidea è un tutto già dato statico, unico, in cui tutto è indifferenziato e in cui niente si riconosce. Questo essere che per giunta è finito essendo eterno, cosa praticamente impossibile, giacchè eterno significa proprio il contrario. Di sicuro una realtà così è solo intuibile, anche se praticamente impossibile: anche noi siamo parte di quell'essere e, malgrado ciò, ad esempio, non sappiamo cosa il termine esattamente voglia dire. Detto questo, io ritengo sagge le parole di Martin Heidegger, filosofo del Novecento, il quale ha dato, principalmente due definizioni: 1) l'essere è ciò che entifica l'ente, cioè che lo lascia essere e manifestare 2) è un evento, qualcosa che si dà e che si manifesta nascondendosi ed è strettamente connesso all'uomo, come questo lo è nei confronti dell'essere. Esplicitando poi questa seconda definizione si può dire che l'essere è la storia dell'essere, cioè è i vari modi del suo manifestarsi nel tempo. Buona giornata :) - Astorino Simone

Foto dell'utente Matilde

Ciao Francesco, aggiungo alle vostre riflessioni solo una cosa, Parmenide nel suo discorso prescinde dalla corrispondenza del dominio di ciò che non può essere né detto né pensato con il mondo dell'esperienza, poiché esso non necessità conferme avendo già una sua necessità interna. L'unica via percorribile, durante il percorso di ricerca, è per Parmenide quella del pensare e del dire ciò che è, mentre quella del non essere non può essere percorsa poiché riguarda ciò che non si può né dire né pensare. Comunemente però gli uomini tendono a percorre una terza via, che è quella del linguaggio che, basandosi sui sensi che vedono il nascere e il morire, mescola linguisticamente essere e non essere. Secondo Parmenide, quindi, le parole degli uomini mescolano ciò che in realtà è disgiunto in maniera radicale.

Foto dell'utente Paola

Per quello che ricordo degli studi del Liceo, Parmenide arrivò a definire l'Essere come noi adesso tendiamo a definire "Dio": questa entità unica ed immutabile, immobile e immortale. Qualunque cosa sia caratterizzata dal "divenire" - quali, ad esempio, nascita (dal non essere all'essere), morte (dall'essere al non essere), evoluzione - è Non Essere, cioè qualcosa che non è l'Essere. La natura come noi la vediamo, quindi, è pura illusione, perché caratterizzata dal continuo cambiamento; dovrebbe, dunque, non essere. Non è un caso che Parmenide suggerisce la sfera come simbolo dell'Essere, sempre uguale a se stessa da qualsiasi prospettiva.

Io invece ritengo che il discorso di Parmenide sia ancora più totalizzante, supremo e assoluto. Rappresenta la magnificenza di Dio nonché l'unico legame che abbia con egli: l'essere è. Meditandoci ancora su credo di aver finalmente capito. Per poterlo apprendere bisogna raggruppare il "mondo illusione" in un sottoinsieme dell'essere. Se l'essere è tutto ogni cosa è all'interno di esso, quindi pure il nostro mondo illusorio. Se mi metto a ragionare di essere limitandolo al mondo attuale dotato di sue leggi sia fisiche che mentali allora mi rendo conto che c'è discordanza tra l'immobilità e il vero mutare delle cose tipico di questo mondo. Tuttavia "l'essere è" frantuma i limiti razionali e ci porta oltre il nostro mondo che divine uno dei mondi possibili, una tra le tante realtà che, per essere concepite, SONO. - Francesco Finocchiaro

Più che un sottoinsieme dell'Essere, io vedrei il Non Essere come il suo contorno... Tutto ciò che sta al di fuori di quella perfezione dell'Essere. Inoltre non bisognerebbe associare, secondo me, l'Essere all'esistere mentre il Non Essere al non esistere. L'uno non esclude l'altro e non lo nega. Come, secondo il Credo Cristiano, Dio è unico, immutabile e eterno, che non è stato generato, mentre il mondo, l'uomo e gli esseri viventi sono in continuo cambiamento, allo stesso modo Parmenide vedeva questo Essere, non escludendo però la validità del Non Essere, benché lo definisca Illusione. Lui ha pensato all'Essere per necessità, per anànche: - Paola Gentile

Non so perché, ma mi ha cancellato la citazione alla fine... - Paola Gentile

Foto dell'utente Erald

l'illusione è. Per il semplice fatto che è pensabile, come lui stesso dice il non essere non è pensabile in quanto non-è. L'intuizione è l'altra faccia della fantasia, e la fantasia sarà l'unico aspetto che un'intelligenza artificiale non potrà mai raggiungere, è un primato umano.

Cerca tra migliaia di lezioni, corsi ed esercizi, quello che fa per te!
categorie
corsi
video
testi
esercizi
domande
definizioni